venerdì 12 dicembre 2008

QUESTIONE MERIDIONALE: FACCIAMO CHIAREZZA!

  1. Il Mezzogiorno pre-unitario


Napoli, 1860. La città, la più grande dell'Italia e la terza in Europa dopo Londra e Parigi, è capitale del terzo regno più importante d'Europa, sempre dopo Francia e Inghilterra: il Regno delle Due Sicilie, una vasta compagine territoriale che occupava 7 delle attuali regioni dell'Italia: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Lucania, Calabria e Sicilia, più alcune zone del Lazio (Gaeta e il circondario di Sora).

Il Regno godeva di una solida economia, a differenza di quanto si crede. Il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia possedevano insieme circa i due terzi della ricchezza dell'Italia, mentre gli stati più poveri erano quelli del Nord-Est, dove si emigrava per l'Argentina.

Secondo l’Exposition Universaille de la science di Parigi, il Regno era tra il 1855 e il 1856 il terzo stato più industrializzato del mondo dopo la Francia e l'Inghilterra, e possedeva la terza flotta commerciale del mondo.

L'agricoltura era invece il punto debole del Regno borbonico: infatti questa era legata al latifondo ed era permeata ancora di mentalità feudale. In Sicilia padroneggiavano i così detti “baroni”, che gestivano la maggior parte delle terre dell'isola, mentre l'altra parte era in mano ai generali inglesi, che, per via di intrecci politici ed economici, si erano ritrovati a possedere ingenti latifondi.

Il Regno delle Due Sicilie vanta anche diversi primati e innovazioni, come la prima ferrovia in Italia, la prima nave a vapore nel Mediterraneo e la prima nave da crociera in Europa.

Insomma, non sembra proprio il ritratto di un regno ridotto sul lastrico: apparte l'asservimento di buona parte dei contadini nei latifondi e l'eccessivo potere dei baroni siciliani, il Regno delle Due Sicilie è uno stato avviato a una progressiva industrializzazione ed è il riferimento all'estero per l'Italia.

Dunque come è possibile che il Regno sia stato preso dai garibaldini in così poco tempo e, soprattuto, che nel giro di pochi decenni sia diventato terra di emigrazione e fanalino di coda dell'Italia?


  1. La spedizione dei Mille


Giuseppe Garibaldi era animato da un nobile sentimento, da me pienamente condiviso, quando decise di mettersi a capo di una spedizione finalizzata a unificare l'Italia. Quando egli sbarcò in Sicilia l'esercito borbonico era decisamente impreparato, ma naturalmente ciò non sarebbe sufficiente a spiegare una simile disfatta.

Il re Francesco II aveva iniziato a intraprendere una politica finalizzata a cacciare i generali inglesi dalla Sicilia, in modo da riprendere quelle terre e assegnarle ai contadini impoveriti.

Garibaldi seppe ottenere il sostegno di questi e dei baroni siciliani: “meglio una capitale lontana come Torino che una vicina come Napoli”. Ma, soprattutto, Garibaldi ottenne il sostegno dei contadini promettendo una riforma agraria che avrebbe abolito il latifondo. Riforma che non arrivò mai.

Con questi presupposti è facile capire la semplicità con cui i Mille conquistarono il Mezzogiorno. Quando i sovrani riuscirono a organizzare una valida resistenza, era ormai troppo tardi, e ai Borbone non restò che fare le valigie e scappare, per evitare di essere uccisi dai conquistatori.


  1. Il Mezzogiorno post-unitario: mafia, emigrazione e asservimento


Ora che Garibaldi aveva fatto la parte eroica dell'unificazione della penisola, vennero il dominio dei Savoia e gli errori dei primi governi.

Infatti, a causa di diversi errori (c'è chi parla addirittura di una congiura fatta dai Savoia per eliminare il primato del meridione e portare tutte le industrie nel Nord-Ovest, ma non credo a teorie così estremiste e cospirazionistiche), il Mezzogiorno divenne in poco tempo una terra di emigrazione e di miseria. Ma quali sono questi errori? Analizziamoli uno alla volta.


1)Il Banco di Sicilia e il Banco di Napoli possedevano, alla vigilia della spedizione dei Mille, complessivamente 19.316.265,11 ducati. Il 2 Aprile 1861 ne rimanevano solo 6.983.724,51.

Le spese di difesa contro i garibaldini furono irrisorie e i Borbone nella fuga, non riuscirono certo a portarsi via così tanto; quindi si spiega tutto con un altro dato: si calcola infatti che all'unità di Italia circa il 70 % delle ricchezze (monetarie) del Regno d'Italia provenissero dall'ex Regno delle Due Sicilie. Tutto sommato questo può sembrare anche giusto, visto che è naturale che ogni Stato contribuisse alla creazione dell'Italia unita in base alla sua ricchezza, e visto che i Piemontesi avevano speso tutto per le campagne militari. Quindi non fu questo, per quanto decisamente influente, a determinare il crollo dell'economia del meridione.


2)L'economia piemontese aveva una solida agricoltura, un'industria scarsamente sviluppata e un carattere ampiamente libertario. Quella delle Due Sicilie, al contrario, aveva un carattere protezionistico che serviva a tutelare l'apparato industriale.

Quando i Piemontesi unirono l'Italia la forma di governo più giusta da applicare sarebbe stato il federalismo, data la grande differenza linguistica, sociale e soprattutto economica tra le varie zone d'Italia. Invece, e questo fu il più grave errore della politica post unitaria, i Piemontesi allargarono le loro leggi indiscriminatamente a tutta la penisola, senza tenere conto delle differenze che permanevano da secoli. Così facendo, come si può intuire, fu applicato a tutta la penisola anche il carattere libertario dell'economia piemontese.

Risultato? L'industria meridionale fu spazzata via dalla concorrenza inglese e francese, non fu fatta dal governo la riforma agraria che Garibaldi aveva promesso e l'economia del sud crollò nel giro di un decennio.


Tutto ciò portò a un generale impoverimento della popolazione, e in questa condizione si sviluppò il brigantaggio, che fu una vera e propria guerra civile contro lo stato Italiano.

Le mafie, che già esistevano prima dell'unità e che svolgevano compiti di polizia o gestivano le scommesse del gioco nelle città, furono ingaggiate dai latifondisti per proteggere le loro dimore dai briganti. È da qui che le mafie assunsero quel carattere illegale e omicida che le caratterizza ancora oggi, e da qui nacque anche l'usanza del pizzo, peculiarità di queste organizzazioni.


Da ciò è semplice capire come in pochi anni il meridione da terra industrializzata e in cui il numero di espatri era estremamente ridotto, divenne terra di miseria e di emigrazione.



Non ho scritto tutto ciò per fare una critica all'unità d'Italia, di cui sono un convinto sostenitore, ma vorrei solamente che la gente prima di fare certi discorsi ricchi di pregiudizi e decisamente ipocriti, abbia l'onestà intellettuale di informarsi e di mettere le cose sul piatto così come sono.

Probabilmente anche Bossi, Borghezio e amici sono informati su queste vicende, ma, chissà perché, non le hanno mai raccontate a nessuno.


6 commenti:

  1. Condivido certe cose ma non tutto: ad esempio se lavoraste di più, invece che fare sempre le vittime, e andaste avanti per la vostra strada senza fare sempre paragoni forse qualcosa di meglio verrebbe fuori dalla vostra terra!

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  2. nn è questione di vittimismo...nessumo è vittima e nex1 si sente vittima...è una spiegazione come altre di fatti storici...nex presa di posizione o altro...x quanto riguarda il lavoro...me lo trovi tu?almeno mi togli questo grande peso...e se lo trovi nn ti dimenticare di contattarmi!!!

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  3. Di lavori ce ne sono molti, e se la gente non vuo, sporcarsi le manine è colpa sua. Diamo tanto contro agli immigrati, ma fanno cose che nessuno di noi si sognerebbe di fare, tipo vivendo raccogliendo frutta o lavorando da un campo all'altro. CI si ingegna in qualche modo, invece che dire (parole sentite non inventate, e da più di qualcuno del sud) che gli altri sono sempre avvantaggiati e che in Italia non vi va a merito. Sono d'accordo, ma criticare questo e non fare nulla di conseguenza è inutoile, ci si rimbocca le mani e si lavora...

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  4. uhm hai ragione... ma non penso che a causa di diseguaglianze passate, allora i meridionali debbano essere "vittime" o "migliori". Penso piuttosto che ci vorrebbe un impegno da parte di istituzioni e cittadini per far sì che queste disparità vengano annullate (lotta alla mafia e associazioni a delinquere in primis). Esempio stupido, su 10 miei professori, 7 son meridionali.... quindi la voglia di lavorare c'è (non come pensano certi ipocriti un po' ottusi), semplicemente mancano le possibilità al sud. Il tutto IMHO.

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  5. La voglia di lavorare c'è? Sinceramente anche io ho prof meridionali, e non posso dire che abbiano voglia di lavorare. Sono li solo per lamentarsi e non fare niente. E comunque è famosa la storia delle scuole del sud con la media di voti più alta del nord, e non penso per merito...

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  6. Per Anonimo, che evidentemente è così coglione da non firmarsi neppure: gli studenti del sud hanno voti più alti perchè si impegnano maggiormente nello studio, non perché i loro professori non siano capaci! Altrimenti sarebbe stato così anche per voi, dato che per lo più i professori che insegnano al nord sono meridionali.
    Questo perché i meridionali non c'hanno cazzi per la testa di trovare lavoro subito perché lavoro al sud non ce n'è. E non per colpa nostra. Quindi proseguono gli studi e si laureano rispetto a quanto avviene al nord, dove siete per la maggior parte borghesi ignoranti!
    E soprattutto siete uno più deficiente dell'altro! Ora disprezzate pure... ma vergognatevi! Volevo vedere chi vi avrebbe insegnato a leggere e a scrivere se gli insegnanti meridionali non fossero emigrati al nord... oggi non sapreste neanche allacciarvi le scarpe!
    Continua a mangiare polenta e a masticare ignoranza, cretino!

    Per Otreboris: ti auguro un ottimo 2009....
    Un saluto,
    Ettore

    P.S.: scusa per tutti gli insulti che ho rivolto a quel cretino; puoi anche censurarmi ora, avresti anche ragione, in fin dei conti. Però quando incontro polentoni che ostentano leghismo e ignoranza perdo la pazienza.

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